Pubblicità online, gli utenti non gradiscono le interruzioni. I risultati di una ricerca

Pubblicità online, gli utenti non gradiscono le interruzioni. I risultati di una ricerca

Se da una parte la tv continua a rappresentare il canale maggiormente gradito nella fruizione di messaggi pubblicitari per la sua capacità di coinvolgimento emotivo, internet si dimostra il canale preferito e più efficace per il contatto diretto con la marca.

Questo è uno degli aspetti emersi dalla ricerca presentata in occasione di A-day, l’evento organizzato da 4w MarketPlace per il mondo dell’online advertising, giunto alla sua sesta edizione e svoltosi lo scorso 23 novembre.

La ricerca è stata condotta da 2B research su un campione di 800 intervistati per indagare sul rapporto tra utente e pubblicità online, per approfondirne la percezione e il gradimento sotto diversi punti di vista.

I canali di comunicazione digitale – pc, smartphone e tablet – rappresentano un terzo delle risposte alla domanda sulle comunicazioni più viste nell’ultima settimana. Oltre un quarto degli intervistati risulta interessato a seguire il link o addirittura procedere all’acquisto di un prodotto. La ricerca ha però evidenziato come l’utente sia infastidito da tutto ciò che interrompe il flusso di fruizione dei contenuti, quindi da tutti i formati adv in sovrimpressione, ma soprattutto dai video. Tra i formati col miglior livello di gradimento emergono senza dubbio gli annunci.

Un altro aspetto interessante riguarda l’offerta di contenuti a pagamento. I risultati ci danno la conferma di quanto fino era solo un presentimento: la stragrande maggioranza degli utenti (il 70%) pretende contenuti gratuiti e non è disposto a pagare per informarsi o intrattenersi sul web.

I risultati della ricerca, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione dei contenuti, sono stati poi dibattuti in un panel insieme a Debora Peroni, Direttore Marketing di Monrif.net e di Poligrafici Editoriale, Barbara Del Pio, Responsabile Vertical Contents di IOL, Elisabetta Biganzoli, Director – Publishing & Soundtrack di Sugarmusic e Sebastiano Pisciottu di Lebonski Academy, che hanno messo in evidenza quanto la qualità dei contenuti incida sul tipo di fruizione da parte degli utenti.

Abbiamo osservato con interesse la differenza di approccio al contenuto ma anche la scelta corale che spinge questi produttori verso la qualità che, insieme all’autorevolezza, è la chiave per far accettare agli utenti il patto “pubblicità per contenuto”. Se per le news e i generalisti questi due fattori sono necessari per far rimanere l’utente all’interno della property editoriale, il contenuto musicale diventa elemento stesso di comunicazione pubblicitaria, un ingrediente che promuove direttamente il ricordo della marca (come ha evidenziato la ricerca). Ecco quindi che la comunicazione pubblicitaria può diventare essa stessa un contenuto, magari contestualizzato. Le possibilità sono davvero tante e molto in questo ambito è ancora da esplorare. Questa è la sfida che i produttori di contenuto lanciano agli investitori.

La realizzazione di comunicazioni pensate appositamente per i diversi canali digitali, ognuno con le sue specificità, porterebbe sicuramente un’accelerazione all’efficacia del messaggio. L’utente digitale ha un approccio attivo col device, è abituato all’interazione e questo aspetto viene ancora preso in considerazione in maniera marginale. L’aspetto creativo resta fondamentale e imprescindibile per la buona riuscita di una campagna. Molto semplicemente, se la pubblicità è “bella”, quindi ad esempio divertente oppure emozionante o curiosa, viene guardata anche volentieri.

“L’occasione di a-day 2017 ci ha consentito di far emergere con precisione il rapporto tra l’utente e l’attuale proposta pubblicitaria digitale” sostiene Massimo Pattano, Marketing Manager di 4w “ma non solo: ci ha reso evidente quanto ci sia ancora da esplorare e da sperimentare nelle enormi potenzialità dell’advertising digitale per favorire l’incontro tra il brand e l’utente”.

Osservatorio sul Marketing B2B in Italia 2017

Osservatorio sul Marketing B2B in Italia 2017

Presentata a Milano al BtoB Marketing Forum  la nuova edizione dell’Osservatorio sul marketing B2B in Italia, promosso da CRIBIS – società di business information del Gruppo Crif, da AISM – Associazione Italiana Sviluppo Marketing e da Diennea MagNews – azienda specializzata nelle digital marketing solution.

La ricerca, giunta alla sua sesta edizione, ha l’obiettivo di analizzare i più efficaci strumenti di marketing rivolti ai mercati B2B, prendendo in esame diversi temi, come la struttura organizzativa e la composizione staff marketing nelle aziende B2B; gli obiettivi e le metriche di valutazione; le voci del budget marketing e il ROI, gli strumenti utilizzati e le prospettive per il futuro.
Dai dati dell’osservatorio, si conferma l’approccio multicanale delle strategie di marketing B2B e la coesistenza tra strumenti ‘classici’ – come ad esempio i convegni e le pubbliche relazioni – e gli strumenti digitali.

Email marketing, sito web, SEO e social marketing sono infatti giudicati come gli strumenti più efficaci per le imprese in termini di ritorno degli investimenti e quelli su cui ci si attende un aumento del budget nei prossimi 24/36 mesi. Abbastanza neutrali le prospettive per il futuro, con il 46% degli intervistati che dichiara che le condizioni di mercato non cambieranno nei prossimi 12 mesi, il 37% che prevede un miglioramento positivo, mentre solo il 6% vede un peggioramento. Atteggiamento che si riflette in una previsione di aumento dei budget a disposizione: il 37% dichiara un aumento nel prossimo anno, il 61% nei prossimi 24-36 mesi.
Le principali sfide che i professionisti del marketing B2B stanno affrontando riguardano sostanzialmente 3 aspetti. Il 44% degli intervistati dichiara che la principale riguarda il miglioramento dei processi di lead management, il 37% la crescita e la penetrazione nel mercato di riferimento. Il secondo tema al centro dell’attenzione è il lancio di nuovi prodotti, indicato dal 31% degli intervistati, a dimostrazione dell’importanza del marketing nel momento di presentazione di nuove soluzioni. Il terzo aspetto riguarda invece il CRM, indicato dal 29% degli intervistati e trasversale a molte tematiche di marketing, come il lead management, l’allineamento tra marketing e vendite e la fruizione dei dati all’interno dell’azienda.
Anche in questa edizione dell’Osservatorio dunque il lead management emerge come tema chiave nel marketing B2B. Per quanto riguarda i canali più utilizzati per ottenere informazioni su clienti e prospect, il 68% degli intervistati utilizza direttamente la forza vendita come fonte informativa, seguita dai motori di di ricerca (43%), da LinkedIn (41%) e dalle banche dati esterne (41%). Marginali gli altri social network.

L’integrazione e la distribuzione delle informazioni rimane un problema non risolto, o quantomeno parzialmente risolto. Il 53% delle aziende dichiara infatti di non essere in grado di condividere efficacemente le informazioni all’interno della propria organizzazione. I principali problemi evidenziati riguardano l’aggiornamento delle informazioni (67%), la mancanza di informazioni sufficienti per la qualificazione corretta del cliente (52%) e in generale tutti gli aspetti riguardanti il data management (normalizzazione, deduplica…).
In questa edizione è stato approfondito anche il tema emergente della marketing automation. I principali vantaggi evidenziati a riguardo sono il miglioramento del customer engagement, lo sviluppo di opportunità di cross e upselling, l’efficentamento dei tempi e la possibilità di gestire efficacemente la multicanalità.
L’email marketing è uno degli strumenti più utilizzati e con un ROI percepito positivo. Oltre il 56% dei rispondenti dichiara di utilizzare l’email principalmente per aumentare le opportunità di vendita sul cliente e come strumento di lead generation (48%). Il canale è molto apprezzato ma con margini di potenziamento del suo utilizzo, dato che il 64% delle imprese intervistate comunica via email con i propri utenti una volta al mese o con meno frequenza.

Il tema dei marketing analytics e dei big data, guardando ai risultati dell’osservatori, sembra non essere prioritario nel breve periodo. L’87% degli intervistati dichiara in ogni modo che nel prossimo futuro questi saranno strumenti importanti per i marketer B2B. Al momento solo il 9% dichiara di non utilizzare alcuno strumento di analytics, il 24% però dichiara che all’interno delle proprie organizzazioni questi strumenti hanno un alto livello di utilizzo o sono considerati fondamentali nel processo decisionale.
“Nonostante il marketing abbia ancora principalmente una funzione legata alle attività di comunicazione”, ha commentato Niccolò Zuffetti, Marketing Manager di CRIBIS, “confermiamo l’importanza delle attività commerciali per la valutazione dei risultati. Infatti un buon marketer B2B viene valutato prima di tutto in base all’acquisizione di nuovi clienti (59%). A seguire i principali parametri di misurazione sono la crescita dei ricavi (48%) e il ROI (31%). Rispetto alle conclusioni emerse dall’Osservatorio 2016, abbiamo visto assestarsi l’importanza della crescita dei ricavi di una azienda, una metrica ritenuta strategica dal 30% dei nostri intervistati.
Confermiamo l’interesse crescente da parte delle aziende verso i canali social, gli strumenti digital e la pubblicità on line”, ha concluso Zuffetti. “La funzione marketing risulta sempre più sinergica con l’attività commerciale e la funzione IT attraverso lo sviluppo e il monitoraggio di strategie, che richiedono competenze sempre maggiori e integrate, a cui devono seguire operatività misurabili, tracciate e assegnate a risorse molto specializzate. È essenziale che le azioni intraprese siano condivise all’interno dell’azienda e che vengano misurati “sul campo” i processi e l’operatività seguita dal personale così da aggiornare le informazioni all’interno dell’azienda, cogliendo ogni singola opportunità”, ha spiegato invece Giulia Zaia, Segretario Generale AISM.
“L’email marketing è oggi un asset irrinunciabile per le aziende, soprattutto per quelle del B2B che dispongono della materia prima, il database di contatti, arricchito nel tempo dalle attività di marketing e di vendita. Inoltre, è integrabile con il CRM per inviare comunicazioni mirate in base al tipo di contatto e alle sue informazioni anagrafiche ed è il canale con il costo/contatto più basso tra le attività del web. La marketing automation, essendo un’evoluzione naturale dell’email marketing, apre alle aziende nuove opportunità per comunicare in modo tempestivo e personalizzato non solo verso clienti e prospect, ma anche verso l’organizzazione interna, per accelerare il processo di vendita e le attività di follow up. Poter profilare e conoscere i propri utenti anche in base alle attività comportamentali sulle email (apertura, click, preferenze, etc.), arricchisce il patrimonio informativo a disposizione della forza vendita e del customer care, al fine di migliorare la comunicazione e la tempestività delle azioni. Infine, consente di automatizzare le azioni e di risparmiare, quindi, tempo e risorse, aumentando le possibilità di concentrarsi sulla strategia”, ha affermato Florida Farruku, General Manager di Diennea MagNews.
Gli staff marketing sono composti generalmente da meno di 5 persone, nel 25% dei casi da una sola persona e nel 29% da due risorse. Pur di piccole dimensioni gli staff solo nel 44% delle risposte non sono stati ritenuti adeguati alle esigenze delle aziende. La comunicazione è come ogni anno la principale attività, seguita dalla strategia aziendale. Solo il 19% dei rispondenti ha dichiarato di rispondere alla direzione commerciale mentre il 61% dichiara di rispondere direttamente alla direzione generale o all’amministratore delegato.

Le strutture marketing sono valutate, e si auto-valutano, utilizzando metriche ‘commerciali’. Le metriche attraverso le quali sono tipicamente valutati dalle loro aziende sono l’acquisizione di nuovi clienti (59%) e al secondo la crescita dei ricavi (48%). Anche nell’autovalutazione l’acquisizione di nuovi clienti è il primo kpi seguito da Fidelizzazione e Roi.

L’aggiornamento e monitoraggio delle informazioni (67%) nel tempo è il principale problema da affrontare nella gestione delle informazioni su clienti e prospect. Meno problematica la normalizzazione e deduplica delle informazioni (31%). In conclusione invece i tre skill per avere successo nei prossimi anni sono le capacità commerciali (51%), tecnologia e processi (50%) e digital (49%).

Google Plus si rilancia

Google Plus si rilancia

Google Plus, il social network di Google viene rivoluzionato per lanciare una nuova sfida a Facebook nel tentativo questa di volta di fare maggior concorrenza al Social Network più famoso al mondo. Viene proposta una nuova veste, ritornano gli Eventi, sarà possibile crearli nella versione web della piattaforma ma non per la G Suite (le versioni delle app e servizi Google dedicati al lavoro).

Altra novità riguarda i commenti: il social eliminerà quelli ritenuti inutiliper garantire più qualità nelle conversazioni. Per vedere tutti i commenti basterà aprire la tendina del menù e cliccare su una funziona apposita.

Infine, arriva la funzione di zoom per le foto, già adottata da Facebook e Instagram.

Le novità non significano “che diciamo addio al vecchio Google Plus per uno nuovo, il nostro scopo è di rendere la piattaforma il posto migliore per connettersi”, spiega in un post la product manager Danielle Buckle.

Non ci sono dati precisi sul numero di utenti di Google Plus nel mondo. Stando a cifre risalenti al 2015 e rilanciate dal sito Business Insider ammonterebbero a pochi milioni. Il blogger Edward Morbius partiva dalla considerazione che c’erano allora 2,2 miliardi di utenti registrati al social in quanto legati ad un account Google ma di fatto, aveva osservato il blogger, solo il 9% aveva postato un contenuto.

Il Programmatic Advertising in crescita

Il Programmatic Advertising in crescita

Il Programmatic advertising è destinato a crescere del 31% nel 2017, più rapidamente di tutti gli altri canali digitali: a rivelarlo è Zenith con la nuova edizione del suo report Programmatic Marketing Forecasts, pubblicato oggi. Questo report, che copre 41 mercati chiave dell’advertising, stima che il Programmatic crescerà più rapidamente dei social media (che cresceranno del 25%) e dei video on-line (20%) – canali di cui, inoltre, una quota crescente sarà venduta in modalità programmatica.

Quest’anno il Programmatic diventerà il principale metodo di vendita del digital display, pari al 51% della spesa, ed è destinato a crescere fino al 56% nel 2017.

Inizialmente il Programmatic Marketing è stato utilizzato soprattutto per raggiungere i target group nel modo più economico possibile, con poca attenzione alla qualità dei siti in cui venivano visualizzati gli annunci. Attualmente, invece, viene utilizzato in combinazione con segmenti di dati preziosi comunicare con gli individui in un modo che unisce razionalità e creatività, individuando le persone con maggiore ricettività ai messaggi del brand e accompagnandoli lungo il percorso d’acquisto – il tutto con erogazioni che spesso avvengono in ambienti premium.

Il Programmatic Advertising è arrivato in pochi anni a dominare il mercato del digital display, dopo aver rappresentato nel 2012 solo il 13% della spesa in display advertising. L’investimento in Programmatic Advertising, infatti, è cresciuto da 5 miliardi di dollari nel 2012 a 39 miliardi di dollari nel 2016, con un tasso medio di crescita pari al 71% annuo. Il suo sviluppo sta rallentando al consolidarsi del mercato pubblicitario display ma si prevede che il Programmatic Advertising crescerà comunque, ad un tasso medio annuo del 28% annuo fino al 2018, quando raggiungerà i 64 milioni di dollari.

Da molto tempo gli Stati Uniti sono il più grande mercato in termini di programmatic, con uno speso di 24 milioni di dollari nel 2016 e pari al 62% della spesa complessiva globale (in Programmatic). Il Regno Unito è al secondo posto a diverse lunghezze di distanza, con un investimento programmatico pari a 3,3 miliardi di dollari, e la Cina al terzo, con 2,6 miliardi di dollari. In altre parole, la spesa in Programmatic rappresenta il 70% del display advertising negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma solo il 23% in Cina, dove esiste ancora grande margine per una rapida crescita.

Il rapporto di Zenith prende in considerazione solo i media digitali ma va comunque detto che il mercato Programmatic sta iniziando a diffondersi anche nell’ambito dei media “tradizionali”. Alcune televisioni, radio e piattaforme digitali out-of-home offrono già trading automatizzato e data-driven a partire da spazi in inventory. È un processo che richiederà alcuni anni ma, alla fine, il programmatic buying sarà disponibile per tutti i media tradizionali come opzione standard d’acquisto.

“L’ acquisto in Programmatic dei media digitali è diventato la norma in tutti i principali mercati e lo sta diventando anche nei mercati più piccoli, qui con un tasso d’adozione veramente rapido”, ha detto Benoit Cacheux, Global Head of Digital & Innovation di Zenith. “Crediamo che la crescita del programmatic continuerà ad essere alimentata dalla crescente qualità dei media disponibili in ambienti programmatic – soprattutto sui private market – e dalla maggiore disponibilità dei mobile programmatic media. Lo stesso si può dire anche per la raffinatezza fornita dalle soluzioni tecnologiche, come le data management platform e le infrastrutture tecnologiche.”

 

Instagram lancia le dirette streaming dei video

Instagram lancia le dirette streaming dei video

Instagram lancia ufficialmente non solo le dirette streaming dei video, attese da settimane, ma anche una funzione per inviare con i messaggi foto e video ‘usa e getta’, che scompaiono una volta visti. Il lancio delle dirette video in streaming era stato largamente anticipato nelle scorse settimane e ora,  arriverà progressivamente nelle prossime settimane per gli utenti di iPhone e dispositivi Android di tutto il mondo.

Le dirette  saranno istantanee e una volta terminate non potranno essere salvate o riguardate, contrariamente a quanto accade con Facebook e Periscope.

Farle partire sarà semplice: dalla schermata principale dell’app si accede alla fotocamera e si potrà selezionare l’opzione ‘Live’. Agli amici arriverà una notifica così potranno collegarsi. La diretta potrà durare fino a un’ora e durante lo streaming si potranno lasciare commenti o chiuderli.

Per quanto riguarda invece i messaggi di foto e video ‘usa e getta’, essi potranno essere inviati come messaggio diretto a gruppi o singoli amici. Con questa mossa Instagram punta a rendere più accattivante la chat Direct di Instagram che, spiega, in un anno è cresciuta da 80 a 300 milioni di utenti mensili nel mondo.

Video Online, in aumento la visione da dispositivi mobili

Video Online, in aumento la visione da dispositivi mobili

Quest’anno i dispositivi mobili diventeranno la principale piattaforma dedicata alla visione di video online, superando quelli fissi, con i consumatori in tutto il mondo che trascorreranno in media 19,7 minuti al giorno guardando filmati su smartphone e tablet, rispetto ai 16,0 minuti spesi su utilizzando computer fissi o smart tv. Questi gli elementi che emergono dall’Online Video Forecast 2016, il report pubblicato da Zenith con dati storici e previsioni sul consumo di online video e realizzato analizzando 57 mercati chiave.

Secondo l’analisi si registra dunque un balzo verso l’alto del 39% per il mobile rispetto alle cifre dell’anno scorso, quando i minuti trascorsi nella visione di mobile video erano 14,2. Stabile invece il consumo di video su dispositivi fissi, con la maggiore fruizione tramite smart TV, che controbilancia la perdita delle visualizzazioni su desktop.

Tre le cause che l’analisi individua come i fattori che indirizzano i consumi verso il mobile: prima di tutto la sempre maggiore diffusione di questi dispositivi mobili, disponibili anche a basso costo nei paesi con un minore reddito; lo sviluppo di schermi migliori e la diffusione di connessioni dati ad alta velocità, in particolare la connessione 4G.

Secondo i calcoli di Zenith, il consumo di mobile video crescerà del 33% nel 2017 e del 27% nel 2018, fino a raggiungere i 33,4 minuti al giorno. I dispositivi mobile peseranno per un 64% sulla visione complessiva di video online nel 2018, mentre il consumo di video su dispositivi fissi crescerà del 13% nel 2017 e del 3% nel 2018, raggiungendo i 18,7 minuti di fruizione, per via della sempre più comune adozione di smart TV.

Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, il video advertising è cresciuto in maniera significativa nel 2015 sui mezzi digitali, dove sta sempre più impadronendosi degli spazi occupati dal display advertising tradizionale. Nel nostro paese, ad ogni modo, ci sono ancora ampi margini per un’ulteriore crescita sia del video advertising, sia del display advertising – tramite desktop e ancor più su mobile.

In ottica previsionale, Zenith stima che nel nostro mercato la spesa pubblicitaria in online video crescerà a doppia cifra da qui al 2018, anno in cui il tasso di crescita d’investimenti raggiungerà un +15,1% – dato più alto per il triennio in corso.
La crescita nel numero di spettatori di online video, inoltre, crescerà stabilmente fino al termine delle stime dell’agenzia, con un +2,0% di utenti online video nel 2016, nel 2017 e nel 2018.

Parlando di spesa per l’adv, gli inserzionisti hanno investito 17,5 miliardi di dollari in pubblicità tramite online video nel 2015, in crescita rispetto ai 13,4 miliardi del 2014. Zenith prevede che la spesa crescerà a un tasso medio del 19,8% l’anno, raggiungendo i 30,1 miliardi di dollari nel 2018. Questo porterà a un maggiore peso dell’online video sul totale della spesa pubblicitaria in digital display con una quota del 31,3%, in crescita rispetto al 26,7% del 2015. L’online video (insieme coi social media) sta guadagnando rapidamente quota di mercato a scapito dei banner tradizionali, meno efficaci e meno graditi dai consumatori, specie su dispositivi in mobilità.

Nonostante la gran parte del consumo di video online avvenga su mobile, la maggioranza della spesa pubblicitaria in online video è allocata a dispositivi fissi e continuerà ad essere così nel 2017. Zenith stima che la pubblicità video su dispositivi fissi peserà per il 68% sul totale online video advertising quest’anno, in discesa rispetto al 75% dello scorso anno, e si dovrà aspettare fino al 2018 per vedere il mobile advertising pesare quanto il suo omologo su dispositivi fissi. Le pubblicità video sono più coinvolgenti ed efficaci su schermi più grandi, motivo per cui gli inserzionisti continueranno a pagare un sostanziale extra per le pubblicità video su dispositivi fissi.

In molti mercati sta diventando abitudine dei brand trattare l’online video come uno strumento complementare alla televisione tradizionale, piuttosto che come un suo concorrente. L’online video può aggiungere copertura incrementale alle campagne televisive, in particolare fra i consumatori giovani e agiati che tendono ad essere gli utenti più assidui dell’online video. In mercati più piccoli gli inserzionisti spesso si limitano a riutilizzare i propri annunci televisivi, anche se questo non è il modo più efficace per utilizzare gli online video: i messaggi pubblicitari di questo tipo, infatti, solitamente funzionano meglio quando sono più corti rispetto agli spot tradizionali da 30 secondi.

Alcuni brand hanno trovato il successo nell’utilizzo di online video per fornire contenuti aggiuntivi rivolti a consumatori interessati – ampliando la storia raccontata da una campagna televisiva, per esempio. Come Zenith ha evidenziato nei propri report Advertising Expenditure Forecasts, la televisione e l’online video stanno vedendo crescere la propria quota complessiva della pubblicità tramite schermo a livello globale – ovvero, gli investimenti pubblicitari su tutti i mezzi eccezion fatta per search e annunci di vendita.

Nel 2015 la televisione e l’online video hanno avuto un peso del 48,5% sulla pubblicità tramite schermi a livello globale, in crescita rispetto al 43,8% nel 2010 e, in previsione al 2018, in crescita fino al 49,6%.

“La diffusione di dispositivi mobili e di connessioni ad alta velocità porteranno i consumatori ad avere contenuti video online sempre a portata di mano nel corso dell’intera giornata” ha spiegato Jonathan Barnard, head of forecasting di Zenith. “Questa condizione crea nuove opportunità per gli inserzionisti, che possono comunicare coi consumatori utilizzando l’online video advertising per combinare il potere di brand building tipico della pubblicità audiovisiva con la personalizzazione e il targeting preciso tipici del digital.”

I digital media accelerano l’integrazione tra Comunicazione e Marketing

Una ricerca di Weber Shandwick, multinazionale leader nel settore delle relazioni pubbliche, ‘The integration of communications & marketing‘ stabilisce che nelle aziende di tutto il mondo, operanti in ogni genere di settore, sta avvenendo un graduale cambiamento che porta alla convergenza di comunicazione corporate e marketing, un fenomeno trainato dalla massiccia evoluzione dello scenario media, con i media digitali in grande ascesa, e dal rapporto sempre più stretto tra reputazione corporate e di brand.

Weber Shandwick, ha rilevato che la percentuale dei responsabili comunicazione che supervisionano anche le attività di marketing è in crescita (+35% dal 2012). L’agenzia ha da poco condotto una nuova ricerca Convergence Ahead: The Integration of Communications and Marketing, per comprendere a fondo le esperienze dei manager protagonisti di questo fenomeno, che hanno integrato con successo marketing e comunicazione, due funzioni che troppo spesso in passato hanno lavorato a compartimenti stagni.

Lo studio fornisce opportune linee guida per tutti i manager che stanno testando la strada dell’integrazione, illustra i driver alla base di questa decisione, i pro e i contro e i possibili assetti interni che ne derivano. La ricerca si basa su interviste telefoniche in profondità ai responsabili marketing e comunicazione che hanno promosso l’integrazione delle due funzioni nelle organizzazioni in cui lavorano. Gli intervistati provengono da Stati Uniti, Europa e Asia.

Il nuovo studio Weber Shandwick identifica una serie di fattori che hanno accelerato il fenomeno. Tra i più significativi troviamo i nuovi molteplici mezzi digitali, la content creation e la tecnologia. I social media e le nuove tecnologie digitali hanno contribuito a rendere più labili i confini tra marketing e comunicazione e, una volta integrati, si rivelano più adeguati a soddisfare la domanda in uno scenario media sempre più complesso, in continua evoluzione e guidato dai numeri.

Un altro fattore molto rilevante alla base della progressiva convergenza di comunicazione e marketing è il rapporto sempre più stretto tra brand e corporate reputation. Leslie Gaines-Ross, chief reputation strategist di Weber Shandwick, dichiara: “Le aziende sono sempre più consapevoli dell’importanza della reputazione corporate così come della reputazione di marca, data la grande mole di informazioni online accessibili a tutti; per questo motivo i top manager riconoscono la necessità strategica di allineare e coordinare la funzione marketing con quella di comunicazione”.

Parte dei messaggi pubblicizzati online non sono visualizzati

Parte dei messaggi pubblicizzati online non sono visualizzati

La metà dei messaggi pubblicitari online in Italia non sono visualizzati da nessuno. È un problema di viewability, spiegano gli esperti di Comscore, ovvero un problema di visibilità, o meglio, di concreta possibilità che un determinato spot online sia effettivamente visualizzabile dall’utente che naviga in rete.

Oltre la metà delle pubblicità online non incontra nemmeno la possibilità di essere vista semplicemente perché si trova in posizioni piuttosto infelici delle pagine web. In particolare, secondo Comscore, il tasso di viewability globale dei desktop display, oscilla tra una percentuale pari al 39% e il 50%. Si va dal 39% dell’Australia al 50% del Canada, passando per il 44% della Francia e il 49% dell’Italia.

Ciò significa, per inverso, che tra il 50% e il 61% degli spot online non sono posizionati dove gli utenti possono vederli. Per esempio in fondo alla pagina oppure in altri punti dello schermo dove l’utente non naviga quasi mai. In Italia è il 51% a non essere nemmeno visualizzato.

La viewability, infatti, è proprio l’indicatore che misura l’effettiva possibilità che un messaggio di digital adv ha di essere visualizzato e conseguire impressions, ovvero di comparire sul display con concreta possibilità di essere visualizzato dall’utente.

Come se non bastasse, il pubblico più giovane del web è genericamente più propenso ad utilizzare adblocker, specie i maschi: il 100% dei maggiorenni under 24, infatti, utilizza adblocker più della media e lo fa anche il 42% delle femmine per bloccare messaggi pubblicitari indesiderati.

Aumenterà l’uso di internet da dispositivi mobili

Aumenterà l’uso di internet da dispositivi mobili

Il totale del tempo che le persone in tutto il mondo dedicheranno all’uso di internet da dispositivi mobili aumenterà quest’anno del 27,7%, con una crescita dell’1,4% nella fruizione complessiva dei media, mentre la fruizione di tutti gli altri mezzi di comunicazione, incluso il desktop internet, diminuirà del 3,4% in totale.

Questo il dato che emerge dal secondo ‘Media Consumption Forecasts’, la ricerca realizzata da Zenith che analizza i diversi pattern di consumo mediale e valuta come l’insieme del tempo che le persone spendono sui vari mezzi cambierà fra il 2016 e il 2018. Il report, che quest’anno valuta i dati di 71 paesi in tutto il mondo, 6 in più della prima edizione, prende in considerazione il totale del tempo speso leggendo quotidiani e riviste, guardando la televisione, ascoltando la radio, andando al cinema, utilizzando internet e vedendo pubblicità in affissione.

L’utilizzo di internet da dispositivi fissi era cresciuto rapidamente nei primi anni di questo decennio, raggiungendo un picco di 52 minuti al giorno nel 2014, in aumento rispetto ai 36 minuti giornalieri del 2010. Il consumo da desktop, però, ora sta declinando contemporaneamente al passaggio degli utenti ai dispositivi mobili. Il sorpasso si è registrato nel 2015, con il mobile che è diventato il mezzo principale d’accesso ad internet. Per l’anno in corso Zenith prevede che in tutto il mondo le persone trascorreranno una media di 86 minuti al giorno utilizzando il mobile internet rispetto ai 36 minuti su desktop internet. Questo significa che il 71% del consumo di internet avverrà tramite dispositivi mobili. La regione più incline al consumo di internet in mobilità è l’Asia Pacific, dove il 73% del consumo di internet avviene in mobilità, seguita a breve distanza dal Nord America, dove la quota mobile è del 72%.

Se, dunque, secondo le previsioni il tempo medio speso a livello globale nell’utilizzo del mobile internet crescerà del 27,7% quest’anno, il tempo speso su desktop internet diminuirà nettamente, del 15,8%. E con lui anche tutti i mezzi tradizionali, con diminuzioni che varranno lo 0,5% per il cinema, lo 0,8% per l’affissione, l’1,5% per la televisione, il 2,4% per la radio, il 5,6% e il 6,7% per quotidiani e riviste.
È da notare come questi dati si riferiscano solo al tempo speso su questi mezzi di comunicazione nelle loro forme tradizionali – pubblicazioni a stampa, canali televisivi e stazioni radio trasmesse tradizionalmente. Molto del tempo che i consumatori trascorrono su internet, specifica la ricerca, è dedicato a consumare contenuti che sono stati prodotti da editori ed emittenti tradizionali. Le proprietà dei mezzi tradizionali, infatti, hanno investito pesantemente nelle estensioni online dei loro brand e alcuni di loro hanno avuto modo di registrare persino audience più ampie di quante ne avessero per i prodotti offline.

La crescita del consumo di internet (prima su desktop, ora su mobile) ha dato luogo a una crescita del 7,9% nel consumo totale di tutti i mezzi fra il 2010 e il 2015, portandoli da 403 minuti giornalieri a 435. La crescita registra una media dell’1,5% annuo e Zenith prevede un’ulteriore crescita dell’1,4% per il 2016. Per il 2017, invece, l’agenzia prevede una crescita dell’1,2%, quindi una crescita solo dello 0,4% nel 2018, momento in cui il consumo da mobile comincerà a stabilizzarsi. Per quell’anno, dunque, Zenith si attende che la fruizione globale dei mezzi di comunicazione si attesterà a una media di 448 minuti al giorno.

Nonostante il suo declino, la televisione tradizionale resta di gran lunga il più diffuso fra tutti i mezzi a livello globale, totalizzando 177 minuti di consumo giornaliero nel 2015. La fruizione di internet si è piazzata al secondo posto con 110 minuti al giorno. La televisione, inoltre, pesa per il 41% sulla fruizione media globale del 2015 e Zenith si attende che continuerà a pesare per un 38% nel 2018, quando internet avrà un peso del 31%.

“La tecnologia mobile sta trasformando il modo in cui le persone in tutto il mondo fruiscono dei mezzi di comunicazione e ne sta facendo aumentare il consumo complessivo”, ha riassunto Jonathan Barnard, head Of forecasting di Zenith, spiegando come questo accada perchè “fornisce ai mezzi tradizionali l’opportunità di raggiungere persone e luoghi ai quali non avevano mai avuto accesso in precedenza e dà ai consumatori modi totalmente nuovi di trovare contenuti avvincenti e fruirne a proprio piacimento.”

Il 43% dei millennials sceglie lo smartphone  per connettersi a internet

Il 43% dei millennials sceglie lo smartphone per connettersi a internet

Per i Millennials lo smartphone è di gran lunga il device più importante per connettersi. A sancirlo è il report dedicato proprio alla generazione di età compresa tra i 18 e i 32 anni realizzato da Global Web Index dal quale emerge che il 43% degli intervistati indica gli smartphone proprio come la prima porta per accedere al world wide web. Al secondo posto, scelto dal 31% degli intervistati, si piazzano i portatili, mentre sul terzo grdino del podio ci sono i pc, citati dal 23%. Chiudono la classifica i tablet, scelti solo dal 3%.

Analizzando nel dettaglio i dati si osserva che esiste quasi una sorta di regional divide, con i mercati in via di sviluppo nei quali si registra maggiormente questa predominanza nell’uso dello smartphone, scelto da quasi la metà dei Millennials della regione del Nord Africa e del Medio Oriente (Mena) e delle regioni del Pacifico (Apac) e da 4 su 10 in America Latina. Diverse invece le percentuali in Nord America e Europa, dove continua a registrarsi una preferenza per l’utilizzo dei laptop.